Controlli non distruttivi “CND”; definizione e tecniche impiegate

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Controlli non distruttivi “CND”; definizione e tecniche impiegate

Nell’ambito industriale, così come in altri settori,  ogni prodotto di importanza critica (come ad es. viti e travi da sostegno, componenti dell’automobilistica, aeronautica ecc..) dev’essere tenuto sotto controllo per la verifica della sua integrità e conformità alle norme vigenti.

Poiché se in un materiale si presentasse anche solo una cricca superficiale di dimensioni innocue,  sappiamo perfettamente che se venisse sottoposta ad azioni faticose aumenterebbe di dimensioni e porterebbe alla rottura imminente del materiale.

Per questo motivo, è di fondamentale analizzare l’integrità dei vari materiali tramite i Controlli non distruttivi  (Sigle identificative: CND, PND, NDT, NDE).

 

Cosa sono i controlli non distruttivi?

 

In questo articolo parleremo dei cosiddetti “CND” ovvero Controlli Non Distruttivi.

Si tratta di tecniche di analisi non evasive con lo scopo di valutare:

  • L’integrità di un materiale, un componente, una struttura complessa
  • Alcune caratteristiche geometriche (es. spessore e corrosione)

 

Quali sono le tecniche impiegate per le analisi CND?

 

Ora andiamo ad analizzare a grandi linee quali sono tutti i metodi utilizzati per i controlli non distruttivi:

  • Analisi fatta ad occhio nudo! Parliamo del cosiddetto Esame visivo (VT) dove un operatore esperto ricerca e analizza la presenza di difetti sul componente testato.

Chiaramente l’esame si limita  a difetti superficiali visibili dall’occhio umano.

  • Rilevazione di difetti esterni/interni! Con l’utilizzo della tecnica Radiografia (RT) si rileva la presenza di difetti esterni/interni dei materiali attraverso radiazioni X o gamma.

Il risultato è visibile su una pellicola.

  • Liquidi penetranti (LPI, PT)! Questo particolare impiego prevede generalmente tre fasi!
  1. La pulizia della superficie attraverso l’uso di uno spray pulitore sgrassante.
  2. L’applicazione del liquido penetrante rosso.
  3. L’impiego di uno sviluppatore bianco per evidenziare i difetti mediante contrasto cromatico.

 

liquidi penetranti-controlli CND-rilevazione difetti esterni/interni-pulizia della superficie

 

Inoltre! In questo metodo vengono spesso utilizzati anche dei speciali liquidi penetranti fluorescenti che assieme all’uso di una lampada da Wood ti consentono di identificare i vari difetti.

Questo metodo è molto indicato per il controllo delle tubazioni, serbatoi, contenitori, trasformatori e altri componenti per la verifica di cricche passanti.

  • Principio magnetico! Un altro metodo che viene utilizzato è la Magnetoscopia (MPI, MT) che consiste nell’identificare difetti superficiali e sub-superficiali con applicazione di un campo magnetico su materiali attraverso l’uso di un Magnetoscopio.

I difetti presenti portano delle variazioni delle linee di flusso del campo che possono essere visualizzate attraverso degli spray o delle polveri magnetiche.

Ma non è finita qui!  In corrispondenza alla Magnetoscopia, viene utilizzato anche il metodo della “Fluorescenza” con lo scopo di aumentare l’efficacia e l’identificazione dei difetti presenti sul materiale. Questo principio consiste nell’impiego di liquidi magnetici fluorescenti è l’abbinamento tra il Magnetoscopio e il Faretto di Wood per la ricerca dei difetti.

  • Analisi delle onde ultrasoniche (UT)! Si tratta dell’analisi più diffusa, essa viene effettuata tramite l’utilizzo di uno strumento ad ultrasuono, il “Cerca difetti ed ultrasuoni” assieme anche all’uso di differenti sonde alla ricerca di difetti interni tramite delle onde ultrasoniche riflesse o trasmesse all’interno del materiale.

 

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  • Alterazioni del campo termico! Quando parliamo di analisi dell’emissione termica un metodo utilizzato è la Termografia infrarossa (IT) .

Questa tecnica viene utilizzata in numerosi campi in quanto è un pratico modo per rilevare la temperatura e per identificare difetti superficiali, sub-superficiali e volumetrici.

  • Analisi delle correnti indotte (ET)! Metodo utilizzato per identificare le correnti indotte in un corpo (conduttore) a seguito dell’accostamento di una sonda che genera un campo magnetico alternato.

Il difetto è visto come “disturbo” nella propagazione delle correnti indotte.

 

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